Una mostra tra fotografia e intelligenza artificiale nel Maroncelli District.
Iniziativa inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026
Milano, dal 6 febbraio al 15 marzo 2026.
Dall’esposizione alla generazione
Pourquoi Pas Lab presenta Mountain Refractions, una mostra collettiva che mette in dialogo fotografia analogica, fotografia digitale e immagini generate con intelligenza artificiale per raccontare come il modo di rappresentare la montagna si trasformi attraverso strumenti, tecnologie e sensibilità diverse.
La mostra fa parte dell’evento Arte e Sport del Maroncelli District, in occasione dei Giochi Olimpici Invernali Milano–Cortina 2026.
Due generazioni, tre linguaggi, tre sguardi sul paesaggio montano: dallo scatto analogico alla rielaborazione digitale, fino alla creazione generativa.
Il progetto
Nel 2026 il lavoro di Pourquoi Pas Lab si sviluppa attorno a un calendario editoriale dedicato alla meraviglia.
In un periodo storico complesso e spesso faticoso, credo che l’arte possa creare piccole scintille di stupore: momenti capaci di rallentare lo sguardo, riattivare l’immaginazione e generare nuove possibilità di racconto. Mountain Refractions nasce dentro questa ricerca, come invito a ritrovare meraviglia attraverso le immagini.
La mostra prende forma da un’osservazione semplice: ogni fotografia nasce da particelle reali.
La luce attraversa l’atmosfera, viene diffusa da minuscoli elementi sospesi nell’aria, colora il paesaggio e impressiona il sensore o la pellicola.
Oggi, le immagini generate con intelligenza artificiale nascono da particelle digitali: pixel, rumore, dati, token che, attraverso processi generativi, danno vita a nuove visioni.
Due mondi diversi — luce naturale e dati artificiali — che condividono lo stesso gesto originario: trasformare particelle in immagine.
Attraverso fotografia analogica, fotografia digitale e generazione artificiale, la montagna diventa il terreno su cui osservare come le immagini si formano, si trasformano e continuano a stupirci.
Informazioni mostra
Opening
Giovedì 5 febbraio 2026
Ore 18:30 – 21:00
Periodo espositivo
6 febbraio – 26 marzo 2026
(visite su appuntamento)
Luogo
Pourquoi Pas Lab
Via Tito Speri 1, Milano
Nell’ambito di

Gli artisti e i lavori in mostra







Carlo Meazza
Nato a Varese nel 1945, Carlo Meazza ha attraversato oltre sessant’anni di fotografia professionale, prima come fotoreporter e poi come autore di numerosi libri dedicati ai paesaggi e ai luoghi della memoria. La sua pratica nasce nell’era della pellicola e conserva il tempo lungo dello sguardo analogico: attesa, composizione, essenzialità.
Nelle opere presentate in Mountain Refractions, la montagna non è semplice documento paesaggistico. Diventa struttura grafica, ritmo visivo, equilibrio tra luce e materia. Le sue fotografie restituiscono il paesaggio come forma primaria, asciutta e senza retorica, frutto di uno sguardo paziente e profondo.
Francesca Meana
Fotografa e fondatrice di Pourquoi Pas Lab, Francesca Meana lavora con la fotografia digitale e la post-produzione come spazio di scrittura visiva. Le sue pennellate fotografiche nascono da immagini raccolte durante viaggi e camminate, poi sovrapposte e stratificate fino a costruire composizioni che trasformano lo scatto in racconto.
Nel lavoro dedicato alla montagna, il paesaggio non viene descritto ma ricordato. I profili si dissolvono, i dettagli emergono come frammenti di memoria, la fotografia si avvicina alla pittura senza perderne l’origine reale. Le opere in mostra esplorano la montagna come luogo emotivo e narrativo, più che geografico.



Andrea Filippi & Gabriele Moschin
Andrea Filippi e Gabriele Moschin sono un duo artistico che indaga il confine tra immaginazione umana e processi artificiali, utilizzando l’intelligenza artificiale come strumento creativo. Autori del primo libro italiano interamente scritto e illustrato con AI, collaborano con istituzioni culturali, università e brand internazionali, esplorando il ruolo dell’immagine nell’epoca post-digitale e il tema della co-autorialità tra artista e macchina.
Per Mountain Refractions, non utilizzano l’AI per ricostruire fedelmente la montagna, ma per aprirla a possibilità visive inattese. Le loro immagini nascono da processi generativi che reinterpretano il paesaggio, sperimentando prospettive ribaltate, stratificazioni materiche e forme che ricordano la struttura geologica. Il risultato non è una simulazione della montagna, ma una sua variazione immaginativa.
Tre sguardi, tre tecniche, tre emozioni.
Mountain Refractions invita a osservare la montagna non come immagine fissa, ma come territorio in continua trasformazione, dove luce naturale e dati digitali continuano a generare nuove possibilità di visione.










